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Angelo Deiana su Formiche: Digital PA, non c’è innovazione senza formazione

by • 25 giugno 2014 • FormicheComments (0)640

Licenziata dal Consiglio dei Ministri 10 giorni fa, la riforma della Pubblica Amministrazione sembra star trovando la strada accidentata lungo il percorso tra Palazzo Chigi e il Quirinale. E le pagine dei giornali fioriscono di retroscena tra dubbi del Colle, testi spariti, interventi di non meglio precisati tecnici e così via.

Quello di cui si parla già poco, troppo poco, è il merito della riforma. Non solo il merito in termini di nuove norme dettate, ma soprattutto in termini di portata culturale, conseguenze e cambiamenti per funzionari pubblici, imprese e cittadini. Temi i cui impatti si stanno forse sottovalutando.

Se l’intento del governo è quello di innovare la Pubblica Amministrazione – giungendo a quella vera e propria rivoluzione della PA di cui da tempo CONFASSOCIAZIONI reclama l’urgenza – non si può dimenticare che alla parola innovazione si debba sempre e obbligatoriamente abbinare il termine formazione.

PA digitale e open data non significano solamente trasferire documenti dai fogli A4 alle memorie dei computer; bisogna rivedere tutti i processi, semplificandoli e offrendo a cittadini e imprese nuovi canali per entrare in contatto con l’amministrazione.

Se questo è vero, è del tutto evidente come le necessità di formazione saranno enormi e diffuse a tutti i livelli, sia sul versante pubblico – dirigenti, funzionari e impiegati – sia su quello dell’utenza, con imprese e singoli cittadini.

Ancora una volta non possiamo nascondere la vastità e la complessità di tale programma, che chiama in causa tutte le istituzioni – a cominciare dalla scuola – e il mondo privato, in primo luogo quello dell’associazionismo. Ma cambiare l’amministrazione pubblica non può e non deve risolversi in un’operazione di facciata, deve scavare in profondità, deve mirare a un profondo rinnovamento culturale e a quel vero e proprio shock istituzionale di cui l’Italia ha bisogno per ripartire.

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