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Beni culturali, servono ricette innovative e strumenti gestionali che valorizzino le competenze

by • 25 febbraio 2014 • In Evidenza, NewsComments (0)903

Il Presidente del Consiglio Renzi ha sottolineato, nel suo discorso al Senato sulla fiducia al nuovo Governo, che “la cultura è una cosa con cui si mangia” aggiungendo che “bisogna avere il coraggio di aprirsi agli investimenti privati”. Un’indicazione finalmente in linea con quanto CONFASSOCIAZIONI propone da tempo e che merita alcune importanti specifiche.

Anzitutto, il primo passo è garantire alle principali strutture operanti nel settore dei beni culturali, siano esse musei, siti archeologici, spazi espositivi, o altro, una reale autonomia giuridica e organizzativa, come avviene in tutto il mondo, lasciando alle soprintendenze importanti e strategiche funzioni di indirizzo e vigilanza ma affidando a strutture ad hoc (es. fondazioni, società di scopo, ecc.) ed ai” professionisti dei beni culturali i compiti di gestione operativa.

In questo modo, le “società culturali”, dense di capitale intellettuale e di professionalità, sarebbero finalmente dotate di tutti gli strumenti gestionali necessari a garantirne l’efficacia – anche dal punto di vista della promozione, del marketing e della gestione dei diritti di immagine – e verrebbero sottratti alle logiche di clientela politica che oggi, troppe volte purtroppo, ne condizionano l’operato e tracciano un solco immeritocratico lasciando indietro i nostri professionisti migliori.

L’altro passo fondamentale dovrebbe essere bandire aste al massimo rialzo per l’affidamento a privati (con diritto al relativo sfruttamento pubblicitario) di siti, musei, beni archeologici e culturali per la gestione con manutenzione e valorizzazione obbligatoria per un massimo di 5/10 anni di durata per singolo appalto.

In questo modo, lo Stato manterrebbe il controllo (oltre che, naturalmente, la proprietà) dei beni artistici e culturali, li valorizzerebbe al massimo da un punto di vista economico, risparmierebbe immense quantità di risorse ed aprirebbe spazi per la creazione di posti di lavoro.

Sono sicuro che qualcuno potrebbe scandalizzarsi ed affermare che la cultura non va mercificata attraverso l’utilizzo dei brand culturali e storici da parte dei privati. Non ci sono problemi, le opinioni sono tutte degne del massimo rispetto.

Peccato che molti di costoro dimentichino che, ormai oltre venti anni fa, un’Istituzione degna anch’essa del massimo rispetto come la Chiesa Cattolica si sia fatta sponsorizzare il restauro della Cappella Sistina dalla Nippon Television Network: 18 miliardi di vecchie lire in 13 anni contro la concessione del diritto di sfruttamento televisivo per un documentario che venne venduto a tappeto in tutto il mondo.

Perché dobbiamo sempre rimanere indietro?

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