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Combattere le disuguaglianze per rendere il 2014 l’anno della svolta

by • 29 gennaio 2014 • In Evidenza, NewsComments (0)940

Le disuguaglianze sono la chiave di lettura trasversale della crisi che stiamo vivendo e da cui stiamo faticosamente (speriamo) uscendo. Disuguaglianze che il mercato non può combattere, anzi molto spesso contribuisce solo a peggiorare perché è, anche qui, un problema di competenze non sue. Il compito tocca allora allo Stato: ad esempio con un’azione incisiva che utilizzi anche la leva del riposizionamento fiscale al fine di favorire il lavoro giovanile, valorizzando e capitalizzando le competenze cognitive del Paese.

Non è una scelta possibile: è semplicemente un percorso inevitabile per uno Stato che voglia far seriamente ripartire l’economia non può che cominciare dalla riduzione delle disuguaglianze.

Non è un caso che il Presidente americano Barack Obama abbia messo proprio la riduzione delle disuguaglianze al centro del suo discorso sullo stato dell’Unione, proponendo un innalzamento del salario minimo per i dipendenti pubblici, ed indicando il 2014 come necessario anno della svolta sulla via di una completa ripresa economica.

In Italia, invece, a tenere banco è un’azienda che produce elettrodomestici di ridurre drasticamente i salari dei suoi operai degli stabilimenti italiani. Il problema non  è l’azienda che, come detto, svolge solo il suo ruolo sul mercato. Non facciamo l’errore è quello di scambiare gli imprenditori per benefattori. Il vero problema è vedere le istituzioni che si siedono al tavolo in ritardo e, per il momento, senza proposte alternative credibili.

Allora se, come fa Obama, veramente vogliamo parlare di “jobs fact”, di rilancio dell’economia e non di chiacchiere, dobbiamo mettere l’equità sociale al centro. Ma non, come già fatto in passato con sistemi che facciano solo supplenza economica alle evoluzioni del mercato. Creiamo invece un terreno (economico, sociale, giuridico) in cui si valorizzino le competenze e le aziende abbiano interesse a investire in Italia per il capitale intellettuale che vi trovano e non per creare concorrenza salariale con la Polonia. Muoviamo la leva fiscale per favorire chi genera occupazione e innovazione. Solo così potremo fare del 2014, anche in Italia, l’anno della svolta. Quella dei fatti e non delle chiacchiere.

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