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Inps, un’ingiustizia tira l’altra. E’ ora di smetterla

by • 27 novembre 2013 • Formiche, In EvidenzaComments (0)618

Ecco il perché del gioco delle tre carte. Guarda caso, tra i pochi fondi in attivo dell’INPS c’è proprio la gestione separata (+ 8,7 miliardi nel 2012, con un patrimonio di poco più di 80 miliardi). Come mai? Anche qui la verità è semplice: la base contributiva è fatta tutta da giovani che, sintetizzando, versano contributi e non riscuotono la pensione perché la gestione è giovane (appena 17 anni) e loro non sono ancora in età pensionabile. Senza dimenticare due ulteriori fattori: l’apporto dei lavoratori immigrati regolari che spesso versano contributi e poi ritornano nel paese di origine e non prendono mai la pensione. E l’apporto di tutti coloro che iniziano a versare nella gestione separata, poi cambiano lavoro (e gestione) e, sottoposti tra l’altro anche a passaggi burocratici disincentivanti, non maturano i requisiti contributi minimi.

Ed ecco il gioco delle 3 carte: il saldo attivo su base annuale della gestione separata serve a coprire il disavanzo degli altri fondi (Inpdap, dirigenti d’azienda, altri fondi speciali). Carta vince, carta perde. Senza l’apporto dei lavoratori della gestione separata, il segnale di allarme della grande nave dell’INPS suonerebbe impazzito già da molto tempo.

Un’ingiustizia tira l’altra. Al di là del contributo pensionistico a dir poco “esiguo” rispetto ai contributi versati su cui bisognerebbe scrivere un’enciclopedia della disuguaglianza, esiste poi anche una profonda disparità di trattamento con le altre categorie, professionali e non solo: c’è chi paga il 14% (alcune casse professionali), chi come artigiani e commercianti meno del 22%, mentre i collaboratori a progetto e lavoratori dipendenti pagano intorno al 9% (a carico del lavoratore) e tra il 18% al 24% (a carico del datore di lavoro). Addio orizzonti di armonizzazione previdenziale: siamo tutti proprio tutti uguali ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione.

Che dire ancora? Ad esempio, che una giovane professionista a partita IVA che rimane incinta per accedere al contributo di maternità non dovrebbe vedere un cliente per tutti il periodo della gravidanza. Della serie: o dichiara il falso oppure, dal punto di vista delle dinamiche di competizione, è fuori dal mercato.

E’ per questo che CONFASSOCIAZIONI, pur trovando positivo il (potenziale) blocco dell’aliquota, continuerà a chiedere con forza un tavolo di analisi delle distorsioni e di ripensamento strategico della struttura della gestione separata. Non possiamo sempre far pagare ai giovani i problemi delle generazioni precedenti.

L’abbiamo già fatto in passato. E’ ora di smetterla.

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