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La rivoluzione perfetta: la conoscenza e l’intelligenza si moltiplicano nell’era del capitalismo intellettuale 2.0 e dell’interdipendenza

by • 10 settembre 2014 • In Evidenza, PubblicazioniComments (0)412

Angelo Deiana su Uomo&Manager – Agosto-Settembre 2014 – La tempesta perfetta sta passando ma un solo trend è certo: la conoscenza e l’intelligenza si moltiplicano nell’era del capitalismo intellettuale 2.0 e dell’interdipendenza.

E’ stato lo scontro titanico tra grandi “uragani”: l’hardware, l’interdipendenza, le economie di scala, la globalizzazione, le multinazionali, la tecnologia, la finanza, le grandi banche, i debiti sovrani, la BCE, la FED. E nel contempo, la spinta sempre più forte verso l’intangibile, la smaterializzazione della produzione, il piccolo con pochi costi e tante idee, il software: l’intelligenza al servizio del mercato, i singoli capitalisti intellettuali, le microaziende.

E’ stata grave la crisi? Molto perché è stata una bolla che la dimensione finanziaria dell’economia ha creato su se stessa. Il fenomeno dei derivati diffusi senza conoscenza, le cartolarizzazioni, la scarsa concorrenza delle principali banche d’investimento americane, l’opacità dei prodotti finanziari complessi, l’attacco all’Euro dei grandi fondi speculativi hanno messo in crisi un sistema che pensava di aver trovato un metodo assoluto di minimizzazione dei rischi attraverso la loro distribuzione su più soggetti.

Fenomeni che hanno amplificato la psicosi della crisi stessa. Ma il problema è che il mondo è cambiato. Con quali strumenti pensiamo che si siano sviluppati i Paesi emergenti? Con quali strumenti pensiamo che si possano prendere i soldi del piccolo agricoltore del Midwest americano e investirli a Shangai? Quali mercati finanziano i debiti sovrani come il nostro o quello americano? Ecco perché si tratta di una crisi gravissima che, però, ha generato anche tante risposte. Una su tutte: l’uscita della soglia di povertà di 500 milioni di persone nei Paesi emergenti attraverso lo sviluppo del capitalismo diffuso.

Come andrà a finire? Diceva Sherlock Holmes: “Dare le risposte è facile. Il problema è fare le domande giuste”. Siamo in un’epoca nuova, veloce, interdipendente, fatta di risorse abbondanti anziché scarse. Il problema diventa allora dare un valore a molti eventi che a volte appaiono sconnessi. In Rete poi lo sforzo diventa difficilissimo perché la conoscenza qui è praticamente illimitata. Il capitalismo intellettuale e la rivoluzione perfetta pongono al centro dell’universo la conoscenza ma, ancorché abbondante, la conoscenza vera è quella “scarsa”, cioè solo quella che ha una reputazione costruita in termini di fiducia, attenzione e continuità. Il futuro è allora nella ricerca di una conversazione con qualcuno di cui ci si fida.

Un salto di paradigma, un processo evolutivo senza precedenti che ci porterà oltre. Forse altrove.

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