aziende-partecipate-angelo-deiana

Le aziende partecipate dallo Stato sono in rosso perché pubbliche o perché gestite male?

by • 16 gennaio 2014 • In Evidenza, NewsComments (0)955

Oltre trentamila partecipazioni in 7.340 società, con un conto economico che, nel 2011, si avvicinava al miliardo di euro di perdite. È la fotografia delle partecipate pubbliche scattata dal Dipartimento del Tesoro del MEF che, per la prima volta, prova a mettere ordine nei numeri relativi a un mondo di cui si parla spesso in modo approssimativo. Molto approssimativo.

Purtroppo, un miliardo di euro di perdite complessive non è un dato approssimativo. E, pur non cancellando le eccellenze e le aziende ben gestite, che generano utili per circa 1,4 miliardi, evidenzia come circa duemila aziende creino da sole un rosso clamoroso.

Una situazione che, nel privato (quello vero), porterebbe (e normalmente porta) a ristrutturazioni, piani di rilancio e soprattutto cambiamenti profondi nel management. Nel pubblico no. Nel pubblico un manager che chiude i conti regolarmente in rosso ha le stesse probabilità di restare al suo posto di uno che produce utili. Se l’azienda va male, l’azionista (pubblico) copre i buchi di bilancio e si va avanti come prima.

La vera domanda allora è se e imprese vadano male perché sono pubbliche o, più semplicemente, perché sono mal gestite.

La mia idea, confortata da quelle tante aziende pubbliche che producono risultati positivi, è che la tipologia dell’azionista, per quanto invasiva, alla fine non sia il vero problema. Il vero problema è la scarsa managerialità e professionalità di chi queste aziende guida, in particolare quelle possedute dai Comuni e altri enti locali, che spesso usano i CdA di queste imprese come serbatoio per riciclare politici di scarso successo elettorale.

Un miliardo di euro di perdite è un numero che non può lasciare indifferenti. Sono soldi nostri per cui dobbiamo fare qualcosa. Proviamo allora a cambiare le regole sulla selezione dei manager delle aziende pubbliche e sulla valutazione dei loro risultati. Miglioriamo la managerialità delle partecipate. Sarebbe una riforma a costo zero, anzi, con la concreta possibilità – già solo azzerando le perdite totali – di generare nuove, preziose risorse per il sistema pubblico e per i suoi bisogni primari a favore di  tutti i cittadini. Cioè di tutti noi.

Pin It

Related Posts

Comments are closed.