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L’occupazione sale per le professioni che innovano

by • 6 febbraio 2014 • In Evidenza, NewsComments (0)838

L’unico jobs act necessario è quello che favorisce l’innovazione e i sistemi a rete. L’unico jobs act possibile è dare a tutti una rete wi-fi aperta e un tablet in mano. L’unico jobs act vincente è quello che permetterà anche ai lavori più tradizionali un salto di paradigma e una nuova contaminazione con l’innovazione.

Pur nel costante e preoccupante aumento della disoccupazione ci sono infatti in Italia alcuni settori in forte crescita di occupati e sono proprio le professioni e le imprese che hanno innovato e creato discontinuità, mettendosi in rete e ponendosi sulla frontiera della tecnologia. Basta vedere i dati: i professionisti immobiliari che hanno sfruttato le nuove tecnologie come la piattaforma MLS Replat, nonostante la crisi del settore, sono cresciuti dal 2012 di quasi 12 punti percentuali, il numero di informatici è aumentato nello stesso periodo del 6,7% e per i comparti fashion e food, compresa la parte retail, ci si aspetta per il primo semestre 2014 un aumento di occupazione in doppia cifra.

Resta poi il problema delle regole, a cominciare dai contratti. In questo ambito, una soluzione che guarda ad un futuro del Paese tarato sui processi espansivi del mondo dei servizi potrebbe essere quella di avere, almeno fino a 35 anni, un contratto a tutele decrescenti dal punto di vista normativo, ma con tutele obbligatorie legate a percorsi formativi per il giovane lavoratore o professionista. Percorsi formativi che devono rappresentare una delle infrastrutture più importanti e significative per il futuro del Paese, e che devono essere oggetto di una rimodulazione rapida e totale affinché siano impostati non solo su competenze verticali (che diventano rapidamente obsolescenti) ma anche orizzontali (change management, comunicazione, leadership, personal branding), come avviene ad esempio, nel sistema formazione-lavoro tedesco. Si costruirebbe un sistema che disincentiva lo sfruttamento dei giovani e che porta le aziende a investire e capitalizzare sulle competenze dei propri lavoratori.

Finché continueremo a sbattere, come le farfalle alle finestre, su qualche punto decimale di cuneo fiscale non renderemo un buon servizio ai nostri lavoratori e professionisti, donne e giovani in primo luogo, e non riusciremo a dare all’Italia la sferzata occupazionale di cui ha bisogno. Innovazione, networking e sviluppo continuo delle competenze sono le uniche vere armi sulle quali si possa contare nel mercato globale del lavoro da qui al futuro del XXI secolo.

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