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Turismo, una miniera ricchissima. Ma bisogna essere competenti per sapere dove scavare

by • 11 marzo 2014 • In Evidenza, NewsComments (0)650

Gli stranieri che scelgono l’Italia per le loro vacanze hanno speso nel 2013 circa 33 miliardi di euro, in aumento di quasi il 3% rispetto all’anno precedente. Può sembrare una cifra considerevole, ma secondo me può essere opportuna qualche riflessione in proposito. Trentatré miliardi è il fatturato del nostro “export turistico”. È davvero così tanto? Forse no, se consideriamo che quella cifra non raggiunge neanche i 2 punti percentuali di Pil e se consideriamo che il turismo dovrebbe essere non solo una delle “industrie” trainanti della nostra economia, soprattutto una di quelle con la maggiore propensione all’esportazione. 

Un’analisi ancor più critica emerge dalla lettura dei dati, pubblicati oggi da Bankitalia: quasi 5 di quei miliardi vengono da turisti tedeschi, 4 dagli americani, poco meno di 3 dai francesi e 2,3 dai britannici. Se a questo aggiungiamo le presenze provenienti da altri paesi europei, il risultato è che il nostro turismo è ancora troppo focalizzato verso mercati maturi.

In altre parole, l’Italia ancora non riesce a intercettare a pieno i flussi turistici provenienti da paesi con economie in forte crescita, la Cina, l’India, la Russia, nelle quali si sta creando una classe media molto numerosa e con disponibilità di spesa per viaggiare.

Sviluppare l’offerta turistica verso questi paesi potrebbe consentirci di incrementare fortemente, anche raddoppiare, il fatturato turistico nazionale, raggiungendo percentuali di incidenza sul Pil tra i 4 e i 5 punti percentuali.

Non sono però cose che accadono da sole: collegamenti, infrastrutture, ricettività e promozione sono gli assi sui quali agire. Con una precisazione, occorre che gli sforzi siano coordinati, per rendere gli investimenti efficaci, e che lo sviluppo del turismo straniero sia considerata una priorità.

Il nostro paesaggio, il nostro patrimonio culturale, la nostra cucina possono essere una miniera d’oro, un giacimento ricchissimo di opportunità. Ma, come per tutte le miniere, per sfruttarla al meglio bisogna scavare, e bisogna sapere dove e come farlo. Altrimenti, invece di governare la nave, continueremo ad andare alla deriva.

Come afferma sempre CONFASSOCIAZIONI, le competenze professionali e manageriali sono il vero fattore competitivo vincente. Speriamo che, prima o poi, qualcuno se ne renda conto in questo benedetto Paese…

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